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e non vorrebbe esserlo,
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e saresti fiero di esserlo.

TERAPIA CELLULARE NELLE LESIONI DEL MIDOLLO SPINALE

Nei prossimi mesi verrà pubblicato sulla rivista scientifica:  European Journal of Neuroscience un articolo sulla ricerca svolta presso il Dipartimento di Anatomia Farmacologia e Medicina Legale dell'UNiversità di Torino a cura del Prof. Alessandro Vercelli e della Dott.ssa Marina Boido dal titolo: La terapia cellulare nelle lesioni del midollo spinale..... 

 

LA TERAPIA CELLULARE NELLE LESIONI DEL MIDOLLO SPINALE

 

Nel mondo, circa due milioni e mezzo di persone convivono con un danno al midollo spinale, spesso risultante in una condizione di invalidità permanente, con elevati costi psicologici e socioeconomici. In seguito ad una lesione spinale, si assiste alla interruzione di fasci di fibre nervose il cui compito è normalmente quello di trasmettere informazioni sensitive e motorie tra i centri nervosi superiori e il midollo spinale; queste fibre, una volta danneggiate, ricrescono con molta difficoltà. Inoltre, in risposta al trauma, si forma una cicatrice la cui funzione vorrebbe essere quella di arginare l'area di danno, ma che a tutti gli effetti costituisce un'ulteriore barriera ad eventuali fenomeni rigenerativi.

Ad oggi, in fase acuta risulta necessaria una tempestiva decompressione e stabilizzazione chirurgica della colonna, e una terapia farmacologica (corticosteroidi, antiinfiammatori, immunosoppressori) in grado di ridurre il danno ai tessuti.

Negli ultimi anni, sempre più attenzione hanno meritato le terapie sperimentali, quali quella cellulare, che consiste nel trapianto di cellule staminali: queste ultime, essendo ancora indifferenziate, sono potenzialmente in grado di rigenerare un tessuto dopo una lesione subita e secernere sostanze neurotrofiche per promuovere la riparazione del danno. La letteratura scientifica relativa a questa patologia riporta l'impiego di molteplici tipi di cellule staminali. Sfruttando le diverse caratteristiche di tali cellule, le strategie di intervento dei ricercatori cercano di prevenire la progressione e le complicazioni della patologia, ridurre il processo infiammatorio, promuovere la riparazione della mielina danneggiata, arginare l'area di lesione costruendo dei "ponti" tra le zone ancora sane, e rimpiazzare le cellule nervose perse. Naturalmente devono essere valutati anche i possibili eventi avversi, quali insorgenza di dolore, formazione di tumori e complicazioni a livello del sistema immunitario.

Nel nostro laboratorio abbiamo sperimentato cellule staminali neurali (da tessuto nervoso embrionario) e mesenchimali (dal midollo osseo adulto), trapiantandole in un modello di lesione del midollo spinale nel topo due settimane dopo la lesione. Le cellule staminali che abbiamo trapiantato sono sopravvissute e si sono integrate nel midollo spinale lesionato. In particolare le cellule neurali sono maturate in neuroni, emettendo delle fibre nervose per un lungo tratto di midollo spinale, che hanno preso contatto con i neuroni dei livelli sottostanti, segno che le cellule possono integrarsi nei circuiti nervosi locali.

Le cellule staminali hanno inoltre ridotto le dimensioni della cisti gliale. Infine, sono riuscite a stimolare la crescita di fibre dalla parte non lesionata del midollo spinale. Prima, durante e dopo l'esperimento i topi sono stati monitorizzati con test comportamentali, dimostrando un significativo miglioramento nella performance nei test motori negli animali trattati con le cellule staminali.

Tali risultati sono incoraggianti, anche se bisogna tenere in conto le differenze anatomiche e funzionali nel midollo spinale del topo rispetto a quello umano. Sono necessari ulteriori studi per valutare il tipo di cellule staminali che offra le migliori garanzie terapeutiche e i minori rischi collaterali, nonché su come manipolare queste cellule prima di trapiantarle. Riteniamo inoltre che tale terapia possa essere utilizzata in associazione con altre terapie farmacologiche, nella speranza di un effetto additivo tra le diverse terapie.

 

M. Boido e A. Vercelli, Istituto di Neuroscienze, Torino

09-07-2009

 

 

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